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Imperturbabile

Ci sono giorni in cui vorrei essere proprio così. Imperturbabile. Essere capace di non lasciarmi influenzare, sconvolgere da nulla o da nessuno. Sono quei giorni che pesano, quei giorni in cui per l’accumulo di pensieri, di stress, di ansia, di cose negative, mi accorgo che il respiro non è naturale, ma contenuto o addiruttura forzato. Que giorni in cui il mal di pancia lo senti di continuo, prima, dopo i pasti, quando ci sono situazioni da risolvere, posizioni da dover reggere. Sono quei giorni in cui ti senti un pò spenta, in cui fai fatica a vedere il bello che ti circonda o meglio, te lo devi ricordare in continuazione. I post che ogni tanto metto, in cui riporto frasi o citazioni sulla serenità, sulla ricerca della felicità, sullo stare bene, a volte hanno proprio questo scopo… Tante volte sono venuti da sè perchè sento quell’energia forte scaturire e voglio lasciare il segno di questa positività. Altre volte, come purtroppo spesso capita in questo ultimo periodo, invece, le metto solo per ricordare a me stessa che ci sono quelle cose, che servono a dare il senso a ogni nostra giornata.

Sono così, in un momento un pò impegnativo, in cui cerco costantemente l’equilibrio, in cui sono vulnerabile: tutto sembra toccarmi sulla pelle.

Sto facendo davvero fatica.

Credevo di avercela fatta, di aver superato questi attimi, di aver buttato fuori tutto subito, ma è bastata una situazione di forte tensione al lavoro per rigettarmi in un maremoto, in cui davvero non mi riconosco più.

Non mollo, potete giurarci!

Questa imperturbabilità l’ho invocata davvero tanto ultimamente.

Poi però mi rendo conto che è impossibile, e che forse non sarebbe poi nemmeno così tanto bello: un conto è non lasciarsi sopraffare dagli eventi negativi, un altro è dare il giusto peso alle cose. Attività che forse dovrei iniziare a fare o quantomeno ad imparare.

Già, imperturbabile. ma se poi questa caratteristica mi lasciasse senza emozioni di fronte ad un tramonto? Di fronte al sorriso di mia figlia? Ai gesti d’affetto di mio marito? Alle piccole cose che davvero danno senso alla giornata?

No, grazie, forse non fa per me.

Forse vale la pena di scendere a fondo, di conoscersi anche in quegli aspetti che non ci piacciono. E cercare di tornare a galla, piano piano.

Non alzarti un giorno…

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“Non alzarti un giorno senza sapere che cosa fare, non alzarti un giorno fingendo di essere quello che non sei.
Non alzarti un giorno con la paura delle cose che devi fare e dei sogni che vorresti seguire.
Non alzarti un giorno senza ascoltare dentro anche quello che ti dà cruccio.
Non alzarti un giorno senza pensare che c’è qualcosa che tu puoi fare per qualcun’altro.
Non alzarti un giorno giudicando gli altri intorno a te, invece di capirli.
Forse la felicità altrui è differente dalla tua.
Non alzarti un giorno senza ringraziare perchè puoi viverne un altro ancora.
Credi a questo: un giorno sarai abbastanza vecchio per iniziare a leggere nuove, belle storie.
Questo è tutto quello che hai imparato.”
_Sergio Bambaren_ tratto da La musica del silenzio

Nel frattempo di leggere nuove e belle storie, continuiamo a scrivere la nostra, attimo dopo attimo… vivendo di piccole cose.
Buona giornata a tutti!!!
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il segreto della felicità

Il segreto della felicità
di Paulo Cohelo

tratto da: “L’Alchimista” -  

“… un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.

Invece di trovare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c’era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.

Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.

Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d’olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio.

Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.

Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?’

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio che il Saggio gli aveva affidato.

Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.

Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d’arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.

Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.

Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.

Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.

Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino.”

aggiornamenti

L’appuntamento col chirurgo è saltato. Dovevamo andarci ieri, giorno dedicato agli interventi. mi hanno chiamata per avvisarmi che era ancora bloccato in sala e che non avrebbe potuto visitare giulia. Peccato, perchè nella mia testolina frullavano già tante belle idee, tra tutte quella più importante: che eravamo giunti finalmente al capolinea e che si potevano togliere tutte le medicine. Dovremo portare ancora un pò di pazienza… Ciò che conta più di tutto adesso è vederla stare finalmente bene. Ha ripreso gran parte del peso perso, mangia sempre con molto gusto, chiacchiera a non finire al punto che certe volte sono tentata di metterle un bel tappo in bocca!!! Speriamo che tutto proceda sempre bene così!

Canederli tirolesi allo speck

Preparati la scorsa settimana.
Buonissimi.
Pensavo che il procedimento fosse più complesso, invece! E siccome il risultato è stato ottimo ho deciso che riproverò a farli!
Ecco qui per voi:
Ho tagliato a cubetti di un cm circa 200 grammi di pane raffermo. L’ho messo in una ciotola con 150 ml di latte fresco, due uova sbattute, un pizzico di sale e pepe a piacere. Ho lasciato il composto per circa due ore, coperto con uno strofinaccio. Ogni tanto l’ho mescolato perchè si potesse amalgamare per bene.

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Ho tagliato finemente 100 gr di speck, l’ho messo a soffriggere in un padellino con 30 gr di burro e una cipolla piccola bianca. Quando si è raffreddato il tutto, l’ho unito al composto precedente, con noce moscata a piacere e un pò di prezzemolo. Ho cosparso con farina bianca. Ho di nuovo coperto con lo strofinaccio, per un’altra mezzora circa, perchè gli aromi potessero fondersi e dare sapore.

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Ho fatto delle palline di 8-10 cm circa l’una, aiutandomi con le mani bagnate perchè il composto non si appiccicasse troppo. Le ho rotolate nella farina. Ho preparato un brodo vegetale (sarebbe meglio di carne) e ho cotto i canederli per circa dieci minuti, fino a che non sono venuti a galla.

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Li ho serviti con burro fuso, grana e un pò di erba cipollina.

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Carità

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente,
è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

 San Paolo

Questa mattina avevo il compito al lavoro di fare un pò di pulizia di tutto quel vestiario che ci viene portato. Abiti smessi che possono essere utilizzati dai vari ragazzi che arrivano, di passaggio o meno. Però adesso ne stiamo accumulando davvero troppo, per cui siamo giunti alla saggia decisione di scegliere davvero quello che ci serve e fare dei sacchi per la Caritas, da portare nei punti raccolta. Sono riuscita a riempire cinque sacchi viola. Dentro di me penso e spero che possano finire nelle mani più giuste, a chi ha davvero bisogno. Mi partivano pensieri positivi, relativi alla generosità, alla carità, al bene che anche questi piccoli gesti possono fare agli altri. Poi è arrivato il mio turno. Sì perchè ogni giorno noi andiamo a prendere il pane da una grossa cesta che viene portata alla parrocchia da un fornaio che ci regala quello che non riesce o non può vendere perchè deformato o non bello a vedersi (la bontà non cambia!!!). Mi sembra anche questa una forma di carità cristiana. Non contento il parrocco mi ha invitato a prendere anche delle zucchine per i ragazzi. Ne era arrivata una cassetta piena di verdure grandissime, raccolte dall’orto di qualcuno. Anche questa è carità. Unita alla Provvidenza: guarda caso avevao il frigo vuoto e stasera avremmo dovuto ingeniarci a pensare a qualcosa!!!

Provvidenza e carità, unite insieme possono fare miracoli!

work in progress

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Work in progress…

(Dentro di me)
Anche un periodo nero può portare frutto, se capisci quello che vuoi cambiare, quello che non va. Non è facile, ma non è neppure impossibile.

Imperdonabile

Capita di compiere errori, capita di compiere sbadatezze. ma quello che ho fatto è imperdonabile.
Sono giorni strani questi, giorni in cui mi accorgo di non essere al 100 % delle mie forze. La mia solarità contagiosa sembra sparita e comunque diventa uno sforzo. La mia positività crolla e mi lascio trasportare dalla corrente della routine. La mia attenzione verso gli altri viene meno o lo faccio per dovere. Ma stavolta è mancata. E non nei confronti di una persona qualunque, ma in quelli di Qualcuno che in questo ultimo periodo mi è sempre stato accanto, seppur da lontano. Un’amicizia strana, nata casualmente tramite questo blog, ma portata avanti con entusiasmo e fervore, ogni giorno, con costanza.
Fino ad oggi.

Ho perso una grande occasione: quella non solo di dimostrare quanto tengo a questa amicizia, ma soprattutto quella di ricambiare affetto e bene che mi sono sempre stati donati gratuitamente, in un momento in cui lei stava vivendo qualcosa d’importante, che io conosco purtroppo bene.
Il perchè? Io non lo so.
Perchè semplicemente sono sconnessa, perchè nella mia testa questo evento è stato ben presente e focalizzato fino a ieri, quando le ho mandato mail e sms di conforto. Ma stamattina, concentrata su tutte le paranoie che in questi tempi m’assillano e spaventata per l’ennessima notte “agitata” e con incubi, non sono stata capace di trovare modo e tempo per fare sentire che ci sono…
E ora non ho parole per scusarmi.
Cerco di aprire la porta chiusa da un colpo di vento improvviso.

Se solo l’avessi fermata bene, quella porta non si sarebbe chiusa così.

Ma è solo colpa mia. E devo farmene una ragione.

Resta la triste consapevolezza di aver fatto del male ad una persona che ora non crede più nella mia presenza. 

Resta il silenzio, amaro, pesante come uno schiaffo.

Ma io nei suoi panni probabilmente  farei la stessa cosa.

17 giugno 2010

eccoci quasi al capolinea, come un anno fa. E proprio come un anno fa faccio i conti con quella strana emozione che mi turbina dentro. Un mix tra malinconia per la fine di una vacanza e la voglia di tornare nel proprio nido. Ho attesa, desiderato, quasi sospirato questa vacanza, soprattutto durante i giorni di degenza in ospedale, ma devo riconoscere di non essere stata capace di godermela fino in fondo. Mi aspettavo di vivere in tuttà serenità, finalmente, giorni di beatitudine con la mia famiglia; in realtà, pur essendoci state le occasioni, mi sono lasciata trasportare da alcune emozioni negative che, inizilamente hanno fatto capolino, ma che poi, in alcuni momenti, si sono impossessate totalmente di mente e cuore.
Sarà che il mare ha sempre avuto questo potere su di me… quello di far venire a galla tutte le “cose pesanti” che tendo a far sedimentare dentro di me, a farmi svuotare il sacco. Certo è che in questi momenti di fragilità e debolezza faccio molta fatica ad essere razionale, mi sento emotiva e insicura, e percepisco tutto quello che accade come se non avesse la pelle. Credo di essere però un tantino migliorata perchè anzichè ignorare cerco di ascoltare questi pensieri, facendoli risalire, lasciandoli lì in un angolino, quasi coccolandomeli un pò. Li ascolto anche se pesano e fanno rumore. Sono convinta che, quando ci si trovi ad affronatare queste situazioni, per svariati motivi, siano essi noti o no, sia importanti non cercare di reprimerli, reagire ad essi sì, ma non fare finta che non esistano. E’ solo affrontadoli che si può acquisire una nuova consapevolezza di sè, nuovi strumenti per essere più forti. ma soprattutto, si può godere della pace e della serenità non appena arrivano e godere tutti gli istanti e le emozioni.
Benvenuta burrasca. Sto al timone. E attendo la bonaccia.

change ???

Come mi poiacerebbe avere tanto tempo da dedicare di nuovo al blog. ma spesso sento come se non avessi più nemmeno molti stimoli. Rileggendo mi sembra quasi di essere monotona, monotema.
Non voglio apparire come una di quelle che scrivono sempre le stesse cose, voglio semplicemente tornare un pò lla normalità.
Voglio un blog spensierato, fresco ma frizzante.
Qualcosa mi dice che allora sono io che devo andare verso un punto di svolta.
Forse l’inquietudine che ho dentro, il caos di pensieri, la voglia di fare che al tempo stesso mi blocca… forse proprio tutte queste cose sono indice che da qualche parte devo muovermi, devo incanalre bene questa energia. Che, anche se all’apparenza mi sembra indomabile, vorrei diventasse positiva e che mi facesse stare bene, serena, in sintonia con chi mi sta attorno.